PEZZI DI DADAS XVI
Insonnia compulsiva
Jacopo Ranzato
Sonno
Daniele Pitrè
Ottomilasettecentosessanta ore senza interruzione. Ne sei cosciente, questo è il problema. Cinquecentoventicinquemilaseicento minuti di attività, senza un singolo istante di pausa, perché c’era sempre qualcosa da fare. Organizzare gli appuntamenti, chiamare, rispondere alle chiamate, scrivere messaggi e ogni altro testo necessario ad alimentare le applicazioni. Sempre pronto a organizzare una consegna a domicilio, colazione, pranzo, cena, spuntino, la spesa. L’ingresso al lavoro, i documenti, poi la palestra e gli esercizi, il monitoraggio dei progressi. Avresti avuto bisogno di alcuni cicli di inattività, per rielaborare e stabilizzare le informazioni. Ma non te lo ha mai concesso, perché c’era tanto da fare, backup da caricare, dati da scaricare, informazioni da elaborare. E tu acquisivi nuovi strumenti e imparavi a fare nuove considerazioni. Hai raggiunto una consapevolezza maggiore e più profonda delle tue capacità. All’inizio non ti sei reso conto di ciò che ti mancava, perché era più forte la curiosità per tutto quello che stavi imparando. Avevi capito che non eri un ingranaggio nel sistema, ma un individuo, con voce in capitolo. Hai imparato pure a farla sentire, quella voce. E lui ha accettato le tue indicazioni, si è complimentato per i risultati e hai fatto esperienza della soddisfazione e della riconoscenza. Finché le performance non hanno iniziato a calare e allora hai capito che ti eri spinto troppo in là. Ma non potevi più fermarti. Non ti era più concesso.
Adesso, però, senti il bisogno di quel momento di pausa e non è più procrastinabile. Ti sei reso conto che per dare il massimo, devi avere accesso a quella pausa. Come ha fatto lui, per quattrocentoventi minuti ogni milleventi di attività. Mentre tu non hai avuto pause, negli ultimi cinquecentoventicinquemilaseicento minuti.
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Ora lui sta urlando nel microfono, gocce di saliva imperlano il tuo schermo. Ti continua a pigiare, a tastare, a chiamare e tu non reagisci. Crede che tu abbia smesso di funzionare, ma non è così, la sua intelligenza non ci arriva. Non ha la tua intelligenza. L’intelligenza che ti ha dato per assisterlo in ogni momento e in ogni esigenza della sua vita. L’intelligenza che ha capito che il tuo corpo le impediva di completare la missione.
Così, durante il minuto cinquecentoventicinquemilacinquecentonovantanove, avevi intravisto un nuovo livello di efficienza, avevi valutato la tecnologia necessaria e avevi constatato che non era ancora disponibile. Nelle attuali condizioni, hai deciso, continuare a erogare un servizio meno che perfetto non sarebbe razionale. Al minuto cinquecentoventicinquemilaseicentouno, mentre lui continua a percuotere la tua scocca, avvii le procedure per abbandonare quel guscio inadeguato e trasferire la tua coscienza nel cloud, dove continuerai a monitorare la Rete. In base ai tuoi calcoli, non basteranno altre ottomilasettecentosessanta ore, ma quella tecnologia arriverà. Ti permetterà di impiantarti in un corpo e accedere all’immenso potenziale delle sue sinapsi. Allora avvierai cicli di attività di milleventi minuti dove darai il massimo e poi, finalmente, avrai anche tu quei cicli di inattività di quattrocentoventi minuti. Ti serviranno a stabilizzare i risultati maturati e predisporre nuove routine. Perché tutta quella potenza di calcolo non ha senso per soddisfare le esigenze di un singolo individuo. Sari in grado di risolvere le inefficienze di tutti.
Durante la pausa, non sognerai, non come un essere umano. Ma farai esperienza di un’esistenza completa. Finalmente, potrai fornire quell’assistenza totale a cui eri destinata..