PEZZI DI DADAS XVIII
Hide and Seek
Imogen Heap – Hide and Seek
Pumetto – Dadas#3
Disperato Erotico Stomp
Lucio Dalla – Disperato Erotico Stomp
Leonardo Brotto – Dadas#3
Un posto caldo, al sole. Un posto caldo sta al sole. Il deserto è un posto caldo. Nel deserto c’è il sole. La spiaggia libera di Lignano non è un deserto, eppure c’è il sole. Non è un deserto perché c’è l’acqua.
Alla spiaggia libera di Lignano ci arrivi superando quella libera per cani – passi dalla pineta e ci sei: non ti puoi perdere. Il posto è pieno di gente: corpi seminudi di donne e uomini, tette e culi sudati, piedi coperti di sabbia, vecchie spalle pelose. C’è il sole e brucia le facce delle crucche.
Gli ombrelloni crescono come funghi e quelli grandi fanno ombra a quelli piccoli, gli steli crescono l’uno a tre/quattro metri dall’altro – la sagoma del primo si unisce a quella del secondo e così via a formare una grande macchia nera. C’è ombra, un altro motivo per cui le spiagge non sono deserti.
Alcune famiglie hanno più ombrelloni – nota Giulio – una vecchia, con le tette flaccide e la pelle grinzosa, tre. È marrone, non nera, e rugosa come una prugna troppo matura, in testa una parrucca di capelli gialli, un colore che (ovviamente) non rispecchia la sua età biologica. Si chiama Monica e i suoi anni migliori se ne sono andati. Giulio la vede in bikini e pensa a Lara.
Le sue sì che stanno su. Almeno. Stavano. Ora: boh.
L’acqua – anche oggi – è verde, pulita – per carità, sia mai che qualcuno dica che l’acqua del Friuli è sporca, per carità: sia mai! Andiamo contro questi luoghi comuni. È piena di alghe e le alghe (lo sanno tutti) sono sintomo di pulizia, gliel’ha detto qualcuno e lui di Qualcuno si fida. Giulio si fida di tutti e sono quasi le sette di sera quando esce dall’acqua. All’ufficio 21 c’è meno gente ora, meno sole – la spiaggia libera ora è vuota, ma – non per questo – è un deserto.
Giulio ci mette poco più di 12 minuti ad arrivare alla spiaggia, in bici, ce ne metterebbe quaranta se decidesse di andare a piedi – ma perché farlo? Vabbè che la strada è una stronzata ma pensa che a una certa chiudano il cancello che permette di attraversare la pineta. Una volta ci è arrivato correndo in spiaggia, così: per vedere com’era, com’era essere uno di quei bagnini di Baywatch che corrono lungomare. Quando smonta dalla bici, è tutto sudato – forse puzza anche se d’estate tutti puzzano. È tutto sudato perché porta con sé un sacco di roba: ombrellone, telo, tre libri (uno spesso, uno piccolo, uno giusto), occhiali da sole, crema, una banana, acqua e un quaderno.
Nella spiaggia libera all’ufficio 21 di Lignano Giulio trova sempre un posticino – non c’è motivo per lamentarsi: distante o vicino prima o poi, al mare, ci si arriva sempre – penetra la sabbia col suo palo, apre l’ombrellone (vecchio e con un piccolo buchino, proprio lì, vicino a uno dei raggi – cazzo ogni giorno sta in un posto diverso).
Quando esce dal mare risale dando le spalle alla Croazia, alla Slovenia e a Triste e il costume gli si attacca tutto alle cosce e l’acqua salata scende dalla testa fino alle ginocchia. Giulio ha una catena d’oro (piccola) che cade su un petto peloso (molto peloso). Un fisico magro – qualcuno direbbe in forma – e delle belle mani con dita molto lunghe. Giulio ha un naso appuntito e simpatico. Prima di andare a stendersi passa per le docce e si dà una sciacquata.
Porcoddio sono uno di quei modelli dei profumi: tutta la mia vita, sei tuuu…
Ora che ha superato la fase adolescenziale del oddio no e se lo perdo in acqua Giulio in spiaggia ci va senza mutande sotto il costume. Si stende sul telo e mentre si sistema le palle dopo aver scavato una buchetta si rende conto che sono già quattro giorni che non si fa una sega. Si è appena messo comodo che già si tira su.
Attenzione prego: Daniel cerca la mamma. Daniel 6 anni cerca la mamma Barbara. Ufficio 19. Daniel 6 anni. Bzz.
Non si può leggere così!
Fruga nella borsa di sua madre – spesse righe bianche e gialle – e tira fuori una raccolta di poesie: Lorca. Mentre è lì e con un braccio si sorregge e con l’altro tiene aperto il libro si accorge che Monica lo sta fissando. Una piccola erezione
Chissà da quanto non scopa questa.
Per lui è passato un anno. D’inverno non ha sofferto molto l’astinenza, ma con l’arrivo del caldo si sono risvegliate in lui certe pulsioni che non ti dico. Sono 11 mesi che Giulio non tocca una ragazza (si dice così, no?)
Chissà se Lara ne ha già un altro…
Usa il libro aperto per coprirsi dal sole, si stende e chiude gli occhi. Tutto quello che vuole è una ragazza, di un metro e settanta – alta, con un piccolo e stretto due pezzi giallo e verde e uno schizzo bianco sul naso. D’improvviso gli si fa incontro, ha i capelli bagnati di sale, un bel sorriso, si slaccia il reggiseno e ne escono due tette morbide che cadono – ma non tanto eh, giusto un pochino – e quasi rimbalzano. Due capezzoli duri dentro cerchi grandi. Allunga il braccio per toccare, ma qualcosa lo tira per il costume. Apre gli occhi e ora ha una giga erezione. Nessuno se n’è accorto – nemmeno Monica. Giulio si mette a pancia in giù e riprende a leggere come se nulla fosse. Nelle sue fantasie Lara ha sempre i capelli bagnati. Comincia a scrivere.
Sto ansimando.
Due minuti e ci sono. Uff uff
Sono partito di corsa da casa. Ho le ruote sgonfie. Dovevo controllare? No! Non dovevo, io dovevo solo essere da te il più velocemente possibile.
Perché? Perché sono così stanco, cazzo? Non saranno che quattro minuti di bici.
SMETTERE DI FUMARE
Ho il fiatone, vedo il tuo borsone: è sfocato, non troppo grande.
Ci sei tu. Hai i capelli – bagnati.
Un angelo.
Siga??? E io che volevo, solo una lettera diversa.
Giulio si dà una controllatina e si rimette a pancia in su. Decide di mettersi un po’ al sole. Prende sonno di nuovo.
È la prima volta che vado al mare da solo. Che noia.
C’è da leggere sì, da bere anche, qualche birrino, ma da solo pff che palle.
Non ama le serie, non ha Netflix. È un giovedì e Giulio ha deciso di andare a ubriacarsi.
Com’è che fa? Per il centro di Bologna non si perde neanche un bambino?
Bah ci sta, ma vuoi mettere Lignano?
Lignano è una fottuta spirale e se la segui passi sempre, almeno una volta, per il centro. Giulio abita giusto dietro la chiesa da cui parte lo stradone che porta al mare tagliando tutte le curve. Questo lo rassicura: non sarà mai troppo storto da perdere la via di casa.
Chiude il cancello dietro di sé, non ha più otto anni e non ha appena messo i suoi velocissimi pattini rossi in fila per andare a prendere due tartarughe, due krapfen alla crema e uno al cioccolato al panificio all’angolo. Se sapesse come andrebbe a puttane ora. Più tardi non lo aspettano i compiti per le vacanze, i libri per l’estate: Giulio si è appena laureato.
Percorre i vagoni del centro di Lignano di fretta, come se dovesse fare davvero qualcosa di unico e di grande. Si ritrova di fronte al mare con la sabbia fredda che gli sporca i piedi. Una coppia di ragazzi si sta imboscando lungo il molo e non smette di baciarsi, in lontananza un guardiano sorveglia i lettini di un hotel con una pila.
Che si inculino o meno a lui non frega niente: basta non lo facciano sui lettini.
Giulio si allontana con una gran voglia di trombare.
Magari troverò l’amore della mia vita, qui, in un bar.
Il Tenda (il bar dei figlidipapà) non fa per lui, L’Hollywood (il bar dei crucchi) nemmeno, in mezzo a ristoranti, gelaterie e negozi di articoli sportivi Giulio finisce a bere al Perbacco (che nome del cazzo). Un calice da cinque e uno da sette ed è già a corto di cash. Si è seduto al bancone (fuori però) e guarda la gente che passa sotto i suoi occhi e che attraversa la strada e conta e osserva le macchine che passano. Una Toyota rossa, una Bmw grigia, un’Audi grigia, una Volvo nera, una Bmw grigia – oh, la Toyota rossa ha parcheggiato.
Sono invecchiato in fretta o non sono mai stato giovane? Ho deciso: mia moglie avrà i sandali! Cerco qualcuno che non esiste più. Acqua passata non macina più. Sarei cattivo se solo dicessi quello che penso. Esco poco, penso solo. È stato un giorno più importante per voi che non per me. La cultura quando non è popolare non è altro che sforzo stilistico. Cerco una donna. Della tua voce conservo ogni nota come i vecchi scontrini nel portafoglio – non servono a niente, eppure sono lì, alzano il volume.
«Cosa ti porto?».
«Un bianco».
«Quale?».
«…».
«…».
«mmm…un Gewurztraminer».
«Arriva subito».
Non ha alzato lo sguardo un secondo: diretto e sottomesso, ora che la cameriera se ne andava finalmente via dai coglioni poteva guardarla. È una ragazza nera di un metro e ottanta con delle lunghe treccine raccolte in una pomposa coda.
Non sono razzista io, li guardo i porno con le nere.
Forse è più grande.
Dopo alcuni minuti torna con un calice, potrebbe essere qualsiasi vino – Giulio non ne capisce nulla.
«A te» e lui tira fuori il portafoglio.
«Come ti chiami?»
«Quanto scusa?»
«Nono…ho detto ‘come ti chiami?’»
«Ah, io? Giulio»
«…»
«Tu?»
«Emma, piacere»
Si stringono la mano.
«Che ci fai qui da solo?»
«Eh mi sono appena laure-»
«Ma dai…complimenti!»
«…»
«Sono sette euro, grazie» il titolare da dentro la stava guardando.
Giulio paga ed Emma va via.
Si è già tolta pantaloni e maglietta quando arrivo a letto.
Ero andato un attimo di là a fare pipì sai: quando è duro è molto più difficile pisciare (oh, mi sono pulito bene: e che cazzo!).
Mi avvicino a lei e la bacio e ci stendiamo. Le infilo una mano dentro ai capelli – così, dietro la nuca. La mia mano destra sta fra la testa e il cuscino. La mia mano sinistra scende dalle scapole al culo. Lo stringo e lo uso come leva, giriamo e finisce sopra di me. Si toglie il reggiseno.
Ho le gambe bloccate sotto di lei, sotto il suo peso (vabbè che è magra però – ). Mi tiro su a fatica – prima coi palmi, poi coi gomiti e infine con tutte le braccia – mi sorreggo e sprofondo nel memory foam. Le dita aperte a lasciare impronte.
Ruotiamo ancora e la prendo per i polsi, le divarico le braccia – a croce.
Col petto in tensione hai le tette più piccole.
Non glielo dico, non roviniamo tutto.
Scendo.
Tiro un filo e sciolgo il costume che teneva sotto ai vestiti. La brasiliana si sfalda: sotto il culo un pezzo incastrato, sopra niente.
È diverso dalle altre volte, sa di sale.
Oh, un granello di sabbia.
Mi afferra la testa e preme, sento che chiude gli occhi.
Devo essere davvero bravo.
Continuo per un po’, poi mi tolgo anch’io le mutande.
Tocca a me.
La giro, la mordo. Un versetto. Non apre le gambe – mi metto sopra e apro le mie. Gattono sulle ginocchia finché non arrivo al buco. Lei lo tiene stretto.
Sto per venire dentro fuori dentro fuori, esco, mi butto alla sua destra, mi accarezza la gamba e lo prende in bocca. Con le mani le tengo i capelli. Chiudo gli occhi. Ha smesso. Mi sale sopra. Siamo sudati: non c’è attrito. Andiamo avanti e indietro. Lei si piega disegnando un ponte perfetto e mentre appoggia le mani vicino ai miei piedi il suo corpo descrive un arco.
Le lenzuola sono tutte bagnate di sborra e così anche la sua pancia pelosa. Ha appena fatto in tempo a chiudere gli occhi che la sua mano è partita. Giulio è felice. Le sue palle erano belle piene ora un po’ formicolano e fanno male. Vorrebbe masturbarsi di nuovo. Ci pensa su – la mano attorno al cazzo appiccicoso.
A Giulio, in realtà, manca Lara.
Cazzo ricordo ancora la densità delle sue tette, l’effetto che fa toccarle.
Doveva sostituire quell’ immagine con una nuova! Per questo Giulio è di nuovo al Perbacco con Emma. Aveva scoperto che lei non era di Lignano (guarda un po’ te com’è strano il mondo) e che era lì solo per fare la stagione e che i suoi genitori erano originari del Ghana e che lei c’era stata l’anno prima e che in Africa la sua famiglia aveva una gas station e lei, da Udine, li sentiva ogni giorno – quasi. Quel pomeriggio erano andati in spiaggia con una sua amica argentina.
Monica lo fissava ancora, anzi no, guardava più lontano: un coglione con una Toyota rossa aveva mollato la macchina con le quattro frecce sulla ciclabile.
«Dai Giulio vieni, ti presento il mio ragazzo!».
«Amo, ‘ndo cazzo sta casa tua? È da un’ora che giro intorno» gridava quel bamboccione sporgendosi dalla portiera.